Perché, per avvicinare i bambini al linguaggio musicale, questi dovrebbero passare per l’insegnamento formale?
 
Gordon fa un parallelo tra lingua e musica: le competenze linguistiche vengono sviluppate attraverso l’acquisizione di quelli che lui chiama “cinque vocabolari”: ascoltato, parlato, pensato, letto e scritto. I primi tre vocabolari vengono appresi (non in modo esaustivo, ma quel tanto che basta affinché il bambino sia un buon produttore di discorsi) in modo informale, semplicemente ascoltando le persone a lui familiari
I genitori, i fratelli e le sorelle e i suoi pari di età sono i migliori insegnanti che il bambino ha a disposizione per ricevere un’educazione precoce1.
Il vocabolario ascoltato è la base di quelli che seguono: se debole (quindi, se il bambino non viene esposto all’ascolto della lingua parlata) ci si potrà aspettare che le capacità di parlare, pensare, leggere e scrivere saranno deboli anch’esse. 
Lo stesso vale per la musica: se nella prima infanzia manca “l’ascolto” l’avvicinamento alla musica nei primi cinque anni di età, il vocabolario ascoltato sarà debole e, di conseguenza, il bambino che volesse, per esempio, suonare uno strumento, farà più fatica rispetto al bambino che ha avuto modo di sviluppare in modo proficuo la parte dell’ascolto attivo.
In relazione a ciò, Gordon parla dell’“attitudine musicale”, ossia la propensione, la possibilità interiore innata di ciascuno di noi ad apprendere la musica, influenzata dal contesto di vita relazionale. 
 
Il livello presente alla nascita muta nel corso del tempo grazie all’influenza dell’ambiente. Ma questo solo nei primi anni di vita: l’effetto prodotto da un ambiente musicale fertile sull’attitudine musicale del bambino diminuisce in maniera direttamente proporzionale alla sua età…una volta che il bambino ha raggiunto i nove anni di età circa, l’ambiente, anche se di qualità musicale estremamente elevata, non incide più sul suo livello di attitudine 2.
Gordon paragona l’attitudine musicale al seme di una pianta: il seme ha in sé alcune potenzialità di crescita, ma ha bisogno di un ambiente accogliente, ricco e, in generale, adatto perché il seme germogli esprimendo, così, le proprie potenzialità.
L’apprendimento, come un seme, ha bisogno di tempo: pertanto, l'esercizio in sé può anche essere dimenticato o si ricorderanno solo le azioni che sono particolarmente piaciute come un gioco, un imprevisto, ecc., ma il clima a cui si è partecipato, l'impegno esercitato per arrivare alla risoluzione di un problema, la soddisfazione di essere riusciti a realizzare ciò che si aveva intenzione di fare… sono questi gli elementi che rimarranno impressi nella memoria, perché parti fondamentali di quello che viene chiamato processo e che andranno a formare il bagaglio di cui ognuno di noi è dotato, il quale verrà di volta in volta alleggerito o riempito nel corso delle occasioni di esperienze che la scuola, gli incontri, la vita forniranno.
 
Proprio come il linguaggio parlato si evolve parallelamente al pensiero, allo stesso modo, secondo Gordon, il linguaggio e il pensiero musicali vanno di pari passo, concetto riassunto con il termine “audiation”, neologismo coniato dall’autore per indicare la capacità di sentire nella propria mente musica e suoni non fisicamente presenti nell’ambiente. L’audiation rappresenta in musica ciò che il pensiero rappresenta nel linguaggio parlato
 Scopo della propedeutica musicale è quello di guidare il bambino a raggiungere i seguenti obiettivi finali:
Saper riconoscere informalmente il valore sintattico di gruppi di suoni in un contesto musicale
Saper coordinare voce, respiro e movimento nel dare suono a idee musicali presenti nel suo pensiero
Utilizzare una sintassi oggettiva, basata cioè sulle regole che tengono insieme i suoi nella cultura di riferimento
 
Si è usato il verbo “Guidare”. Ovviamente, come già citato precedentemente, la guida è informale.
Che ruolo ha l’adulto in veste di guida informale?
 
Dott.ssa Anna Surace
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Note:
1.  E. E. Gordon “L’arte dell’educazione musicale per la prima infanzia”, (da pag. 7 a 12) pag. 7, in S. Biferale (a cura di) Il Bambino e la Musica – l’educazione musicale secondo la Music Learning Theory di Edwin E. Gordon, ed. Curci, 2010, Milano
 2.E.E. Gordon L’apprendimento musicale del bambino dalla nascita all’età prescolare, ed. Curci, Milano, 2006, pag.21