Sin dalla diagnosi, dal punto di vista psicologico accade che la malattia irrompa all’improvviso nella vita “normale” di un individuo e questo evento inaspettato può essere vissuto come molto stressante: esso “spezza” la normalità, la routine.
Appena irrompe l'episodio inizia il “dopo” normalità, vissuto come “perdita” che cambia completamente le sensazioni psicologiche della persona affetta da diabete e/o della famiglia.
 
È possibile, quindi, che dopo la diagnosi di diabete (come di altre malattie croniche e gravi) possano comparire nel paziente e/o nei suoi famigliari emozioni come rabbia, paura, senso di impotenza, ansia, espressione, che sono espressioni necessarie per liberarsi dalla tensione emotiva interiore. 
 
Quando queste emozioni raggiungono un’intensità troppo elevata ed interferiscono eccessivamente con la quotidianità, sarebbe opportuno e utile valutare la possibilità di avvalersi dell’aiuto dello psicologo. 
Questi, affiancando e sostenendo la persona, tenderà ad agevolare l’espressione degli stati emotivi per capire come gestirli in maniera più proficua; per individuare, esplorare ed utilizzare meglio le proprie risorse in modo da affrontare in maniera più adeguata le problematiche connesse alla malattia stessa.
 
In che cosa consiste, nella pratica, il supporto psicologico per gli ammalati di diabete?
 
Si tratta di colloqui, individuali o di gruppo, che hanno lo scopo di alleviare la sofferenza emotiva del paziente nelle fasi più faticose della malattia. La scelta tra incontri singoli o di gruppo, avviene attraverso una prima conoscenza e valutazione della caratteristiche specifiche della persona. I due approcci sono molto diversi: nel primo caso si privilegia il rapporto uno-uno lavorando esclusivamente su se stessi, potendo così approfondire le proprie dinamiche; nel secondo caso si utilizza la condivisione dei vissuti, delle esperienze e delle strategie, lavorando col gruppo.
In ambedue i casi, gli obiettivi da raggiungere saranno vari e conseguibili per gradi, si lavorerà cioè per:
  • l’acquisizione di un maggior grado di auto-consapevolezza per meglio affrontare le ansie nella gestione della malattia;
  • favorire l’accettazione delle caratteristiche personali, non più vissute come “limiti” ma come “stimoli” per attivarsi verso un processo motivante;
  • acquisire il ruolo di soggetto attivo e propositivo nei confronti della malattia;
  • mettere in atto specifiche strategie comportamentali rivolte alla creazione di nuove abitudini personali lavorando per obiettivi chiari misurabili, suddivisibili, specifici nel tempo e, soprattutto, che facciano un po’ sognare, immaginandosi nel futuro come persone che “ce l’hanno fatta” a raggiungere una meta importante;
  • partire dai nuovi apprendimenti e dalle nuove buone abitudini per favorire l’accettazione  di sé nei confronti della malattia.
 
Seguire un percorso di sostengo psicologico significa, dunque, concedersi uno spazio da poter dedicare a se stessi, che possa fornire l’opportunità per esternare, discutere e confrontarsi su argomenti e decisioni importanti; per cercare di risolvere dubbi e porre domande con lo scopo comune di “normalizzare” il proprio status emotivo. Sarà l’occasione per meglio metabolizzare l’evento-malattia e farlo entrare a far parte della propria vita, della propria quotidianità, attraverso l’attenuazione del malessere psicologico ed il conseguimento di un rafforzamento personale.
 
Accanto allo psicoterapeuta esistono gruppi e associazioni che aiutano le persone affette da diabete e le loro famiglie a trovare un contesto di condivisione e aiuto reciproco: a Novara, per esempio, c’è l’Associazione Giovani Diabetici ( http://www.agdnovaraonline.it/ ). Nata nel 1981, unisce i portatori di diabete di tipo 1 (insulino-dipendenti) e di tipo 2 (non insulino-dipendenti), sia giovani che adulti, i loro familiari e i simpatizzanti che vogliono dare una mano, tutti rigorosamente volontari. Pur rivolgendosi soprattutto al diabete giovanile è sempre a disposizione di tutte le persone affette da diabete, a cui si propone di dare aiuto ed assistenza attraverso numerose iniziative. Sul sito, infatti, vi è riportato il programma annuale di manifestazioni sportive, incontri, campi scuola e gite, oltre che elencare tutti i contatti dei vari specialisti che l’associazione  prevede, diventando, in questo modo, non solo associazione che si occupa di “malati”, ma punto di riferimento, di accoglienza, di conforto e di incontro per giovani, adulti, bambini e famiglie che hanno così modo di conoscersi, chiedere condividere e informarsi sia di persona sia online tramite la piattaforma.
 
Dott.ssa Barbara Camilli
Dott.ssa Anna Surace