Perché proporre l’arte ai bambini?

Precisiamo: cosa si intende per arte? Io non intendo di certo l’opera conclusa e presentata al pubblico in un ambiente dove non si possa toccare, sperimentare, capire, ma solo….guardare. E gli altri sensi?? Non pervenuti.
No, l’arte DEVE poter essere “raggiungibile” a tutti, altrimenti perché esisterebbe? Si può parlare di esperienza estetica, riprendendo la definizione data da Baumgarten nel ‘700, intendendo estetico qualcosa di percepito, raggiunto, capito attraverso l’uso dei sensi. Di tutti i sensi, cinque o quanti sono. Una conoscenza che arriva al nostro cervello attraverso l’esperienza estetica è, come dice il  filosofo Dallari, molto, ma molto più intensa, profonda, permanente in noi rispetto ad una conoscenza solo studiata e “imparata a memoria” su un libro di testo, per esempio.

E questo ho potuto sperimentarlo in prima persona più volte: vi è mai capitato di provare a studiare qualcosa che vi interessa e dopo 5 minuti aver dimenticato gli elementi più importanti? Ecco. Ma avete mai provato a sperimentare, cercare di “imparare facendo”? Sicuramente, dopo un primo e ovvio sforzo iniziale, quell’esperienza vissuta in prima persona vi sarà rimasta impressa nella memoria perché l’avete vissuta con il corpo: ne ricordate le sensazioni, le emozioni provocate, la fatica, la soddisfazione di essere arrivati al punto; se poi avete condiviso quest’esperienza con qualcuno ricorderete sicuramente la relazione stabilita con l’altro, come vi siete posti uno verso l’altro, l’aiuto reciproco, le litigate. E tutto questo OLTRE al contenuto che vi eravate prefissati di raggiungere. Molto arricchente come esperienza, no?
Allora perché non provare anche con i bambini? L’arte, questa sconosciuta, definita da molti come una sorta di divinità è “In realtà qualcosa di molto umano” come dice Bonami nel suo Lo potevo fare anch’io.

Bene. Ma perché, direte voi?

Uno dei motivi che mi hanno spinta a questa riflessione e a sviluppare un percorso didattico di durata annuale nonché una tesi di laurea sull’argomento, è stato il rischio di anestesia sensoriale. Nell’era tecnologica in cui viviamo oggi, tutto è veloce, tutti noi andiamo veloce. I bambini nascono con i cellulari e pc di ogni forma e dimensione in mano (alcuni studi hanno osservato come molti siano i bambini che fanno fatica a tenere in mano una matita perché ormai troppo abituati al touch screen). I mass media, strumenti importantissimi per la circolazione delle informazioni e le comunicazioni in tutto il mondo, se male usati diventano, però, rischiosi: ci presentano quotidianamente velocissime informazioni in massa, non sempre di qualità. Ma queste informazioni massive e veloci che ci bombardano ci rendono “impermeabili”, “anestetizzati”. E l’anestesia sensoriale è proprio questo: non riuscire più a distinguere ciò che ci interessa, ciò che ci piace, ciò che per noi è di qualità…all’interno della selva massiva e massificante di input rendendoci più ebeti che informati. E quelli più a rischio sono, appunto, i bambini, novelli “nativi digitali”. Allora usiamo con consapevolezza tutti gli strumenti di comunicazione, la tecnologia “smart” ecc., ma ogni tanto ricordiamoci di staccare la spina.

E un modo è quello di entrare in contatto con l’arte.

Come già detto, l’arte non è solo il prodotto finito esposto in un museo, da guardare. L’opera d’arte non è “nient’altro” che la fine di un lungo processo, che nasce dall’artista, da un suo pensiero, dalla sua spinta creativa (creatività, come la definisce Munari, è quella facoltà del pensiero immaginativo che ha per oggetto qualcosa di realizzabile nel reale, al contrario della fantasia, il cui oggetto è irrealizzabile).
Quindi perché non fare la stessa cosa con i bambini?
Stimoliamo le loro idee, invitiamoli al confronto, incoraggiamoli a guardare il mondo con occhi diversi.
Per esempio, può essere esercizio utile l’osservare un oggetto artistico insieme: io l’ho proposto a una classe di bambini di 5 anni, sicuramente non avvezzi a questo genere di attività. Beh, con un po’ di sforzo e pazienza, io mi sono posta come semplice coordinatrice di una discussione (erano suddivisi in medio gruppi di una decina scarsa di bambini) e loro hanno sviluppato autonomamente un metodo che potesse aiutarli a mettersi in contatto con qualcosa che per loro era inusuale: hanno osservato e si sono confrontati facendo un paragone con le proprie preconoscenze, con le proprie vite e provando ad usare l’immaginazione per completare ciò a cui la realtà non dava immediata soddisfazione. Ebbene, questo metodo è partito da un’immagine presa dall’arte, ma ha fatto capire loro che con la riflessione, la possibilità di guardare, ma anche toccare, ascoltare... ci si può avvicinare davvero a qualsiasi cosa. Persino agli oggetti più banali, che noi siamo abituati a vedere in funzione della loro utilità: i bambini sono riusciti a vedervi il materiale per costruire un’opera tutta loro applicando la tecnica artistica dell’assemblaggio polimaterico, dopo aver osservato, creato, disegnato, progettato, dopo essersi confrontati, dopo aver pensato e ripensato a come avrebbero voluto fosse stata la loro opera finale.
Ciò è stato possibile perché avvenuto in un ambiente allestito e curato ad hoc che prevedeva come “metodo di funzionamento” la metodologia laboratoriale, in cui non c’è un giusto o uno sbagliato, ma solo il mettersi alla prova, buttarsi, sperimentare in prima persona per arrivare a conquistare il risultato finale.

L’arte, intesa come laboratorio, come processo e non solo come opera finale e provando ad applicare tecniche artistiche vere e proprie, è un utile “strumento didattico”: tramite l’arte si può insegnare ai bambini a fermarsi e riflettere sulle cose che li circondano, capire ciò che interessa loro, non lasciarsi scivolare addosso ciò che vivono, ma viverlo appieno in quella che Dewey chiama esperienza (che non deve scadere mai in un fare fine a se stesso, ma esperienza significativa che produce conoscenza tramite l’ampliamento dei nostri schemi mentali grazie a un fare concreto, di cui l’apprendimento non è che la conseguenza). L’arte è “libera”, quindi permette davvero di potersi esprimere senza rischio di sbagliare, ma è un provare a mettere in concreto un proprio pensiero. Se si è in tanti, ciò può avvenire con il confronto, quindi l’arte permette ai bambini anche di imparare ad ascoltarsi, a darsi delle regole dettate non dall’alto (come di solito avviene a scuola e non solo), ma regole dettate dalla necessità di convivere, di condividere uno stesso spazio, gli stessi materiali, ecc. con altri. Regole che i bambini imparano a seguire molto più naturalmente che le solite regole imposte dall’adulto, ma co-costruite al fine di stare tutti bene (che poi è la cosa più importante: fare qualcosa per stare tutti bene)

Quanto appena detto è possibile a scuola, nelle ludoteche, nei laboratori, ma anche a casa: come genitori è fondamentale trovare un piccolo momento durante la giornata, o un appuntamento settimanale in cui invitare il bambino a esprimere la propria creatività. Che non vuol dire “fai il disegno”, ma provare a mettere il bambino in contatto con un linguaggio tutto diverso da quello a cui siamo abituati. L’educazione all’immagine è possibile ad ogni età e non è solo una noiosa materia scolastica in cui la maestra ti dice “oddio ma che brutto disegno!” (a me è successo…me lo ricorderò per sempre!), ma vuol dire accompagnare il bambino (ma in realtà anche l’adulto) ad osservare il proprio mondo con occhi diversi, provare a vedere cosa c’è oltre il visibile, lasciarsi un po’ andare e….provare! sperimentare! In questo sono solitamente molto bravi i più piccoli che usano mille colori quando fanno un disegno, non perché non sappiano distinguere i colori o perché sbagliano, ma perché vogliono sperimentare il mondo con cui stanno entrando in contatto. E se il bambino disegna tutto di nero? Non è perché è un bambino depresso che pensa alla morte, ma magari usa il nero perché in quel momento non ha un altro colore sottomano, ma ha voglia di disegnare (termine che, tra l’altro, vuol dire lasciare traccia di sé), oppure perché il nero non lo usa mai e ha voglia di vedere che effetto fa.

Lasciate sperimentare e sperimentate a vostra volta: con l’aiuto dei bambini si fanno cose che si ritengono impossibili, come trovare i materiali per costruire dei bellissimi fiori e altre meravigliose decorazioni in mezzo a un cumulo (che sembrava una montagna) di immondizie.

 

Dott.ssa Anna Surace