Questa volta, invece di partire da una frase tratta da uno dei racconti del nostro amico Bagigio, mi piacerebbe partire da un’immagine: la foto qui proposta è stata scattata durante uno dei laboratori che ha visto come protagonista Bagigio, aperto a genitori e bambini che avessero voluto passare un po’ di tempo assieme con noi.

Innanzitutto vorrei far notare la presenza del papà, molto spesso messa in secondo piano: di solito si parla di “mamme”, è la mamma che fa tutto ed è pienamente partecipe alla vita dei piccoli. Ma anche il papà è una figura molto importante. Al contrario delle mamme, i papà hanno un modo di approcciarsi con i bambini molto differente: si può dire che se la mamma e il bambino hanno una relazione “innata”, cominciata, cioè, a partire dal periodo prenatale, il papà deve costruire la relazione un passo alla volta con il figlio (sembra una banalità, ma non lo è affatto! Il bambino piccolo sta molto più tempo con la mamma che con il papà; il papà, si può dire, “arriva dopo” e, per questo, devono imparare a conoscersi reciprocamente).

Chiusa questa breve, ma importante parentesi, ora arriviamo al dunque: l’importanza di dedicare ai nostri bambini del tempo spendendolo in attività “inutili”.
Classico esempio è raccontare delle storie o leggere libri insieme. Avete mai provato a leggere un libretto a bambini molto piccoli (anche solo guardando insieme delle figure e pasticciando un po’ con le pagine)? Finito il primo libro dopo tre secondi arrivano lì con il secondo libro! Oppure alla domanda “ti va se ti racconto una storia?” subito il bambino allarga gli occhi ed è pronto ad ascoltare e, magari a chiedere il bis. Perché accade questo?

I racconti di fiabe, storielle, lo strumento “magico” del libro, nei bambini risveglia e solletica la loro fantasia. Nonostante questa frase sia molto banale è, in realtà, molto vera! I bambini (diciamo dai 2/3 anni in su) trovano nel racconto di storie una vera e propria palestra per le emozioni e per la vita. Attraverso le fiabe, come ci dice anche Bettelheim, tramite i processi di immedesimazione e allontanamento dai modelli proposti, può provare ad assumere ruoli sempre diversi…nel suo mondo inventato! Grazie ai così detto ??????(topoi, cioè “luoghi comuni, ricorrenti di situazioni e personaggi”) letterari, molte situazioni simili o tipi di personaggi possono ricorrere in molti racconti diversi, dando così modo ai piccoli lettori di scegliere il proprio preferito e viverlo, riviverlo, riviverlo ancora, oppure cambiare tutte le volte!
Insomma, condividere il momento “storie” è sicuramente importantissimo nelle diverse fasi di crescita: è un momento magico che può avere come tramite uno strumento come il libro, può essere accompagnato da immagini (a sostegno di un testo oppure da leggere da sole e da interpretare liberamente, immagini a doppia pagina, a tutta pagina oppure piccole, dettagliate interamente da leggere o solo abbozzate da immaginare, ecc.) oppure il momento della storia può essere di solo ascolto.
Il punto è che tale esperienza ha come solo fine il piacere di stare insieme. Adulto e bambino condividono, così, un momento di profonda intimità emozionale, in cui il bambino, come detto più sopra, si allena alla vita e a immaginarsi in essa, mentre l’adulto si concentra solo ed esclusivamente sulla relazione tra sé e il piccolo (o il gruppo di piccoli, nel caso si trattasse di un insegnante).

In quanto adulti, però, prima di raccontare una storia, dobbiamo essere sicuri della sua adeguatezza e tenere conto di tre diverse competenze possedute dal bambino perché la storia sia per questi comprensibile:
1 conoscenza del sistema linguistico
2 conoscenze enciclopediche
3 capacità inferenziali

A seconda dell’età a cui ci si rivolge è necessario tenere conto nel proporre un testo narrativo dei limiti evolutivi connessi a quell’età sia in termini di vocabolario sia di complessità della struttura linguistica sia per quanto riguarda le preconoscenze sott’intese. Non per questo dobbiamo però mirare al semplicismo, anzi! Rodari incoraggiava gli adulti a usare parole complesse con i bambini e parlare di diverse tematiche, senza però soffermarsi eccessivamente su inutili spiegazioni piene di altre parole, ma bisogna avere in mente a metafora da Rodari stesso utilizzata del “sasso nello stagno”: come un sasso gettato nello stagno produce increspature che si diffondono in tutto lo stagno, sia in superficie, sia in profondità, provocando dei cambiamenti grandi o piccoli, allo stesso modo una parola difficile, un ragionamento complesso, una tematica inusuale… proposti al bambino e non spiegati in modo ridondante (come spesso si fa utilizzando mille parole per spiegarne una) provocheranno delle “increspature”, dei movimenti, dei cambiamenti nel bambino, magari non subito a lui comprensibili, ma che con il tempo matureranno e permetteranno al bambino di acquisire conoscenze sempre nuove.

Dott.ssa Anna Surace