IL SOSTEGNO PSICOLOGICO PER AFFRONTARE IL DIABETE

 
Sin dalla diagnosi, dal punto di vista psicologico accade che la malattia irrompa all’improvviso nella vita “normale” di un individuo e questo evento inaspettato può essere vissuto come molto stressante: esso “spezza” la normalità, la routine.
Appena irrompe l'episodio inizia il “dopo” normalità, vissuto come “perdita” che cambia completamente le sensazioni psicologiche della persona affetta da diabete e/o della famiglia.
 
È possibile, quindi, che dopo la diagnosi di diabete (come di altre malattie croniche e gravi) possano comparire nel paziente e/o nei suoi famigliari emozioni come rabbia, paura, senso di impotenza, ansia, espressione, che sono espressioni necessarie per liberarsi dalla tensione emotiva interiore. 
 
Quando queste emozioni raggiungono un’intensità troppo elevata ed interferiscono eccessivamente con la quotidianità, sarebbe opportuno e utile valutare la possibilità di avvalersi dell’aiuto dello psicologo. 
Questi, affiancando e sostenendo la persona, tenderà ad agevolare l’espressione degli stati emotivi per capire come gestirli in maniera più proficua; per individuare, esplorare ed utilizzare meglio le proprie risorse in modo da affrontare in maniera più adeguata le problematiche connesse alla malattia stessa.
 
In che cosa consiste, nella pratica, il supporto psicologico per gli ammalati di diabete?

Leggi tutto...

COS?? IL DIABETE?

 
 

Il diabete fa parte del gruppo di malattie organiche gravi e croniche: grave perché se non curata può dar luogo a complicanze, cronica in quanto sarà presente per tutta la vita della persona. Attualmente quando si parla di diabete ci si riferisce al diabete mellito, un gruppo di malattie metaboliche (diabete di tipo 1 , diabete di tipo2, diabete gestazionale) caratterizzate dall’incapacità a livello cellulare di utilizzare il glucosio come fonte di energia. Esiste un altro tipo di diabete, detto diabete insipido, accomunato al diabete mellito soltanto dalla cospicua emissione di urina, accompagnata da un'insaziabile sete. È dovuto a una mancata o insufficiente secrezione o dalla mancata attività a livello renale dell'ormone antidiuretico (ADH o vasopressina).
 
Per questi motivi e per le diverse caratteristiche psicologiche di ciascuno, il diabete,  talvolta, può far emergere difficoltà nella sua accettazione e creare sofferenza emotiva nel malato e nei suoi prossimi.
Sin dalla diagnosi, dal punto di vista psicologico accade che la malattia irrompa all’improvviso nella vita “normale” di un individuo e questo evento inaspettato può essere vissuto come molto stressante: esso “spezza” la normalità, la routine.

Leggi tutto...

L'IRA

 

 

Se pensiamo ai bambini e alle loro emozioni difficilmente ci verrà in mente l'ira:forse penseremo alla rabbia, alla frustrazione che può portare ai temuti capricci, ma all'ira sicuramente non rientrerà nella top ten dei nostri pensieri.

Eppure anche i bambini sono capaci di provare questo sentimento così violento.

 

 

Leggi tutto...

ALIMENTAZIONE E AUTISMO

 

Va sempre più di moda una nuova teoria che collegherebbe l’autismo all’alimentazione: tale teoria prevede una dieta priva di glutine e lattosio per i bambini diagnosticati con il disturbo generalizzato dello sviluppo.
 
Un passo indietro: cos’è l’autismo?
 
 
 
 
 
 

I BAMBINI E IL CIBO

Il rapporto tra bambini e cibo è molto delicato: va al di là della nutrizione, della fame, della necessità di alimentarsi. Infatti, si tratta di un rapporto che ha dell’affettivo:  per i primi mesi di vita il piccolo riceve nutrimento direttamente dalla madre che lo allatta al seno o con il biberon in un dolce abbraccio e in questo momento oltre al bisogno primario si soddisfa il bisogno di affetto, calore, protezione e si rinforza il legame di attaccamento madre – bambino che perdurerà per tutta la vita di entrambi i soggetti.
Come hanno dimostrato in passato gli esperimenti di Bowlby sulle scimmiette, esse, poste difronte a una “madre meccanica” che forniva nutrimento e a una “madre di peluches” che forniva loro calore e affetto i cuccioli sceglievano sempre la “madre di peluches” a dimostrazione del fatto che il bisogno seppur primario del nutrimento fine a se stesso veniva accantonato a favore del bisogno di affetto. Se nel momento del pasto viene associato la soddisfazione del bisogno di amore, l’attaccamento madre – bambino sarà sicuro.
Nell’atto di nutrirsi, qualcosa di questo momento speciale vissuto nella primissima infanzia rimarrà per sempre e potrà essere esteso ad altre persone, familiari o no.

Leggi tutto...

INIZIA LA SCUOLA! RIFLESSIONE SULLA FIGURA DELL?INSEGNANTE

Tra due settimane ricominceranno le lezioni per tutti i Bagigi e ragazzi. Per molti, l’inizio della scuola combacerà con il passaggio a un nuovo grado scolastico o all’ingresso a scuola, evento che porta grande eccitazione, ma anche molte preoccupazioni.
 
 
Per tutti, comunque, Settembre è il mese dello stacco: bisogna costruire una routine diversa da quella estiva, cambiare i propri orari, fare pace con gli obblighi e i doveri richiesti dalle istituzioni scolastiche e, da non sottovalutare, nella routine scolastica è prevista la convivenza con altre persone “estranee”.
Proprio questi estranei, compagni di classe e insegnanti, sono le persone con cui tutti gli studenti passano più tempo durante la giornata! La famiglia, volenti o nolenti, viene in secondo piano.
 
E proprio su questi adulti “extra familiari” vorrei fare una riflessione: questi sono gli adulti autorevoli e/o (purtroppo) autoritari che per metà della giornata hanno sotto la loro diretta responsabilità i ragazzi. Hanno un potere immenso, in bene e in male.

Bagigio in Ospedale

Barbara Camilli intervista Stefania Sempio - Insegnante di scuola in ospedale di Novara

 

 

L?OSPEDALE DEI PUPAZZI

L’Ospedale dei Pupazzi è una bella iniziativa promossa sul territorio nazionale dagli studenti di medicina. 

A Novara, tale progetto, oltre che essere portato come gioco educativo nelle scuole o nelle piazze, è presentato anche in ospedale nel reparto di pediatria. Ovviamente, qui, è tutto diverso. I bambini che “portano il pupazzo dai pupazzologi” sono davvero malati: che siano lì per una visita di controllo, per una visita pre-operatoria o per qualcosa di più grave, vivono veramente la paura del dottore, l’ansia della visita del “chissà cosa mi fanno”. Ecco che il pupazzo può diventare un alleato di questi bambini. Il pupazzo, usato come transfert, è l’oggetto su cui trasferire le proprie emozioni, i propri pensieri e i propri vissuti, potendo così rielaborarli in modo funzionale per il bambino malato: il pupazzo può essere portato all’ospedale dei pupazzi perché, guarda caso, ha proprio male nello stesso punto in cui ha male l’accompagnatore! Oppure, perché deve fare una serie di esami che, forse, sono simili a quelli subiti; oppure ancora, il bambino ha la possibilità di entrare in un ospedale (anche se finto) e in contatto con i medici (anche se sono pupazzologi) in sicurezza, potendo sperimentare ed esplorare l’ambiente fatto di strani macchinari, tavoli operatori, siringhe (tutto di cartone e plastica, ma ben ricostruito) tramite il gioco simbolico del “facciamo finta che...”.

IL GIOCO TRA SIMBOLO E REALT?

 
 
Il gioco è libero: ovvero, si può giocare solo se c’è libertà di scegliere di poter giocare; è volontario e spontaneo. Più che di una serie di azioni, si tratta di un atteggiamento e questo, unito alla sfuggevolezza del gioco stesso in quanto totalmente libero e mai imposto, rende difficile distinguerlo dal non gioco; Bateson, in proposito, specifica che per individuare un gioco si parla di una cornice per l’azione: i giocatori si scambiano un segnale che porta un messaggio “questo è un gioco”. 
 

Leggi tutto...

ASPETTI PEDAGOGICI DELLA PROPEDEUTICA MUSICALE (parte quinta): CONCLUSIONI

Questa serie di articoli (dei quali in fondo la pagina troverete i link) ha cercato di mettere in evidenza gli aspetti pedagogici di questo recente modo di fare musica con i bambini sotto i sei anni. 
 
Si è osservato come la musica possa essere appresa in modo simile al linguaggio, cioè per “immersione” in un ambiente ricco e stimolante che permetta di arricchire il vocabolario musicale dei bambini. 
 
Ciò su cui, al termine di quanto finora elaborato, ritengo importante porre l’attenzione, però, è principalmente uno degli aspetti trattati.

ASPETTI PEDAGOGICI DELLA PROPEDEUTICA MUSICALE (parte quarta)

 
 
Abbiamo parlato di linguaggio, guida informale, relazione tra pari, esplorazione dell’ambiente: ma nell’immaginario collettivo, quando si parla di musica si deve parlare anche di strumenti musicali. Bene, anche nella pratica della propedeutica musicale sono a disposizione alcuni strumenti un po’ particolari.
 
Nel 1924 Orff fondò a Monaco, con l’amica Dorothea Günther, la Günther Schule, specializzata nell’insegnamento della musica, della danza e della ginnastica. Fu così che poté sviluppare le sue teorie sull’educazione musicale: a capo di un dipartimento di questa scuola, compose uno Schulwerk (una raccolta per l’educazione musicale, 1930-1933, rivisti nel 1950-1954), cioè una serie di esercizi graduali, da ritmi semplici fino a pezzi complessi per più strumenti per xilofoni e altri strumenti a percussione.

ASPETTI PEDAGOGICI DELLA PROPEDEUTICA MUSICALE (parte terza)

Che ruolo ha l’adulto in veste di guida informale?

L’adulto non insegna nozioni o competenze, non richiede prestazioni specifiche al bambino, ma si pone come esempio, mettendo in atto in prima persona le competenze che l’adulto/educatore desidera il bambino osservi ed assimili. L’apprendimento avverrà autonomamente nel bambino grazie al dialogo musicale posto dalla guida informale (proprio come avviene con la lingua parlata).

Durante una lezione di propedeutica musicale si vuole promuovere  una relazione adulto – bambino, all’interno della quale l’uno possa rivolgersi all’altro per comunicare: non solo attraverso le parole, ma anche con il canto e l’ascolto.
Infatti, lo strumento utilizzato maggiormente dalla guida informale durante una lezione di propedeutica musicale è la voce, al fine di creare, come si è già detto, il dialogo musicale tra guida e bambini.

ASPETTI PEDAGOGICI DELLA PROPEDEUTICA MUSICALE (parte seconda)

Perché, per avvicinare i bambini al linguaggio musicale, questi dovrebbero passare per l’insegnamento formale?
 
Gordon fa un parallelo tra lingua e musica: le competenze linguistiche vengono sviluppate attraverso l’acquisizione di quelli che lui chiama “cinque vocabolari”: ascoltato, parlato, pensato, letto e scritto. I primi tre vocabolari vengono appresi (non in modo esaustivo, ma quel tanto che basta affinché il bambino sia un buon produttore di discorsi) in modo informale, semplicemente ascoltando le persone a lui familiari
I genitori, i fratelli e le sorelle e i suoi pari di età sono i migliori insegnanti che il bambino ha a disposizione per ricevere un’educazione precoce1.
Il vocabolario ascoltato è la base di quelli che seguono: se debole (quindi, se il bambino non viene esposto all’ascolto della lingua parlata) ci si potrà aspettare che le capacità di parlare, pensare, leggere e scrivere saranno deboli anch’esse. 
Lo stesso vale per la musica: se nella prima infanzia manca “l’ascolto” l’avvicinamento alla musica nei primi cinque anni di età, il vocabolario ascoltato sarà debole e, di conseguenza, il bambino che volesse, per esempio, suonare uno strumento, farà più fatica rispetto al bambino che ha avuto modo di sviluppare in modo proficuo la parte dell’ascolto attivo.

ASPETTI PEDAGOGICI DELLA PROPEDEUTICA MUSICALE (parte prima)

Propedeutica musicale è un avvicinamento alla musica per i bambini nella fascia di età 0-6 anni. Affonda le sue radici nella pedagogia del “fare” attivamente, nella convinzione che solo facendo, provando, sperimentando in prima persona sia possibile apprendere in un modo più incisivo rispetto a un apprendere teorico e nozionistico.
Lo studio della musica è da sempre correlato allo studio teorico della melodia, del solfeggio, della composizione e lo studio di strumento complesso e fatto di esercizi metodici noiosi. 

Leggi tutto...

BAGIGIO IN PEDIATRIA

 
Si arriva dall’ingresso dei pedoni sulla sinistra, si attraversa il vialetto e già molti volti comunicano qualcosa. Poi si gira a sinistra e qualcuno che entra o esce o è fuori a prendere una boccata di aria o di fumo lo si trova sempre. Questi volti dell’ingresso comunicano molte cose diverse: alcuni preoccupazione, altri sollievo, altri solo…attesa.
 
Si entra nel plesso dall’ingresso stretto e tetro, si salgono le scale tra cartelli inquietanti e, arrivati al secondo piano, si apre un ambiente luminoso e affollato. E molto caldo! 
Qui si incontrano persone diverse tra loro: medici, infermieri, volontari, maestre, genitori, bambini, a volte un cane, a volte psicologi dall’espressione rassicurante, ma profondamente triste per quanto hanno appena visto e ascoltato.

UN?AMICIZIA PARTICOLARE: BAMBINI E ANIMALI

 

Già in upost precedente abbiamo parlato di bambini e amicizia. Ma una forma particolare di amicizia è quella che può instaurarsi tra bambini e animali. 
L’inizio di questa amicizia nasce da una scelta ben precisa da parte della famiglia: prendere o meno un animale domestico (con animale domestico intendo tutti i gli animali che si possono tenere in casa, ma anche, per esempio, i cavalli con i quali si può entrare in contatto portando i bambini a equitazione).
 
Scegliere di avvicinare i bambini agli animali domestici ha un valore molto preciso nella crescita dei nostri piccoli: oltre a creare le condizione perfette per un vero e proprio legame di amicizia, sviluppando la sensibilità, il rispetto per l’altro, il sentirsi amati e l’amare qualcuno non incondizionatamente (come avviene verso i genitori), ma per scelta (come avviene tra amici), si sensibilizza il bambino al valore della diversità, all’importanza di prendersi cura di un altro essere, al cercare di capire i bisogni sottesi dell’altro.
 
Analizziamo un punto alla volta.

I BAMBINI E I DISTURBI SPECIFICI DELL?APPRENDIMENTO O DSA

I disturbi specifici dell’apprendimento sono tra quelli più diagnosticati (Insieme ad un abuso della diagnosi di ADHD, Sindrome da deficit di attenzione e iperattività) tra i bambini e ragazzi in età scolare. Di cosa si tratta?

Innanzitutto NULLA DI GRAVE!! Il termine “disturbo” non indica una malattia, ma un aspetto più o meno problematico che può essere risolto o compensato.

I disturbi specifici dell’apprendimento sono: dislessia (difficoltà nel leggere), discalculia (difficoltà nel fare di conto), disgrafia (difficoltà nell’atto dello scrivere, cioè trasformare i pensieri in parole scritte), disortografia (difficoltà nell’ordinare e nell’uso del le lettere all’interno delle parole). Ovviamente, queste problematiche vengono rilevate nel momento in cui il bambino DEVE iniziare a leggere, scrivere e fare di conto, ovvero, con l’ingresso alla scuola primaria. La diagnosi, a cura di un neuropsichiatra, previa notifica della scuola alle famiglie, non può, però, essere emessa prima della fine della seconda elementare, in modo tale che il problema sia accertato e non si tratti, invece, solo di difficoltà generiche legate all’apprendimento della leptoscrittura e del calcolo.

 

Leggi tutto...

L?importanza assunta dal genitore omologo (dello stesso sesso) nel processo di socializzazione dei figli

Oggi più che mai il ruolo del genitore è sottoposto a tutta una serie di pressioni, provenienti non solo dal lavoro, dalla famiglia di origine, dal contesto sociale di riferimento, ma anche dai media, film, telefilm, soap opere, che danno indicazioni su come muoversi nel mondo della genitorialità. Indicazioni precise arrivano anche da libri e riviste di ogni genere. Senza nulla togliere alle riviste specializzate, oggi troppo spesso il genitore rincorre l'esperto per sapere come agire e interagire con i propri figli.
Sicuramente il confronto è utile e importante, ma come dice la parola stessa, il confronto conduce nella direzione di valutare due posizioni traendone le proprie conclusioni.
Ma cosa significa diventare genitori!

Leggi tutto...

LEGGERE INSIEME

Questa volta, invece di partire da una frase tratta da uno dei racconti del nostro amico Bagigio, mi piacerebbe partire da un’immagine: la foto qui proposta è stata scattata durante uno dei laboratori che ha visto come protagonista Bagigio, aperto a genitori e bambini che avessero voluto passare un po’ di tempo assieme con noi.

Innanzitutto vorrei far notare la presenza del papà, molto spesso messa in secondo piano: di solito si parla di “mamme”, è la mamma che fa tutto ed è pienamente partecipe alla vita dei piccoli. Ma anche il papà è una figura molto importante. Al contrario delle mamme, i papà hanno un modo di approcciarsi con i bambini molto differente: si può dire che se la mamma e il bambino hanno una relazione “innata”, cominciata, cioè, a partire dal periodo prenatale, il papà deve costruire la relazione un passo alla volta con il figlio (sembra una banalità, ma non lo è affatto! Il bambino piccolo sta molto più tempo con la mamma che con il papà; il papà, si può dire, “arriva dopo” e, per questo, devono imparare a conoscersi reciprocamente).

Leggi tutto...

I BAMBINI E L?ARTE

Perché proporre l’arte ai bambini?

Precisiamo: cosa si intende per arte? Io non intendo di certo l’opera conclusa e presentata al pubblico in un ambiente dove non si possa toccare, sperimentare, capire, ma solo….guardare. E gli altri sensi?? Non pervenuti.
No, l’arte DEVE poter essere “raggiungibile” a tutti, altrimenti perché esisterebbe? Si può parlare di esperienza estetica, riprendendo la definizione data da Baumgarten nel ‘700, intendendo estetico qualcosa di percepito, raggiunto, capito attraverso l’uso dei sensi. Di tutti i sensi, cinque o quanti sono. Una conoscenza che arriva al nostro cervello attraverso l’esperienza estetica è, come dice il  filosofo Dallari, molto, ma molto più intensa, profonda, permanente in noi rispetto ad una conoscenza solo studiata e “imparata a memoria” su un libro di testo, per esempio.

Leggi tutto...

I LIMITI

“Grazie” disse la mamma “sei molto gentile a dare alla mamma questo pezzo di carta che hai trovato nel cestone della raccolta differenziata.  Grazie!” Divertita per la ricerca di Bagigio la mamma riprese tutte le carte, cartoni, buste, sacchetti, scatole, scatoloni, fazzoletti che Bagigio con
certosina pazienza aveva seminato in tutta la cucina.


La mamma di Bagigio è un’eroina. Si è ritrovata la cucina completamente invasa dalle cartacce e la sua reazione è stata quella di dire un “grazie” divertito. Avremmo davvero tutti reagito come la mamma di Bagigio? Sinceramente? Chissà
La mamma di Bagigio non si arrabbia. Accetta la curiosità del piccolo che lo ha portato a rovistare nella spazzatura per indagare, sperimentare e osservare tutto. Si direbbe contenta della curiosità mostrata dal bambino.

Ma tale reazione di calma non sarà sicuramente condivisa da tutti. Voi come avreste reagito?

Leggi tutto...

DISABILIT?

Dopo essere diventato padrone della propria mano (dalle notevoli capacità investigative) e dopo aver finalmente conquistato la posizione erectus impadronendosi delle proprie gambe (per trottare, correre, camminare) Bagigio era pronto ad esplorare il mondo. Da solo. Si sentiva proprio come chi, almeno così diceva….”Non deve chiedere mai!”.

Sicuramente il nostro amico Bagigio è un bambino bello e sano e “che non deve chiedere mai”. Ma se il nostro bambino fosse un po’ meno sano? Se dovesse chiedere sempre l’aiuto di qualcuno? E se, in altre parole, il nostro bambino fosse disabile (ma bellissimo!)? Dopo la nascita, come fa ad inserirsi nel mondo (per esempio della scuola, ma non solo)?

 

Leggi tutto...

FARE AMICIZIA

Dovete sapere che Bagigio adora conoscere bambini e bambine. Gli piace parlare e giocare con loro, colorare e fare i lavoretti insieme, per non parlare poi delle carte da scambiarsi. Rivolgendosi alla bambina sorridente disse “Ciao io sono Bagigio e tu?”. Con lo sguardo non molto sorridente la piccola prima abbraccia la mamma e poi guardando Bagigio ma rimanendo tra le braccia della mamma risponde “Ciao io sono Patachiti” Sorridente Patachiti andò verso Bagigio che nel frattempo si era avvicinato ad una altra bellissima bambina della loro stessa età, che non aveva molta voglia di stare con gli altri bambini, voleva la sua mamma

Bagigio fa amicizia proprio con tutti e in tutte le situazioni. Per esempio, questo stralcio in cui si vede il nostro eroe fare amicizia con due bambine è tratto da un racconto in cui Bagigio va a trovare i bambini in ospedale. Lì incontra sempre persone nuove e lui non prova timore nel fare amicizia con loro.

Ma cosa succede quando notiamo nei nostri bambini la paura verso l’estraneo?

Leggi tutto...

ESPLORAZIONE DEL MONDO

Alzato il coperchio, in un attimo di fronte a Bagigio si spalancò un mondo nuovo. Prese un oggetto e fermo lo guardò. Poi con abilità lo buttò a terra e subito ne prese un altro. Questo lo trattò in maniera diversa forse perché più grande. Si mise a guardarlo, a girarlo e a rigirarlo. Però lo buttò a terra, come il precedente. Senza un attimo di esitazione ne prese un altro, che risultò ancora più grande del precedente. Lo guardò, lo girò, lo rigirò, gli diede una morsicatina, come per sentirne il gusto. Dopo lo tirò. Lo tirò e lo ritirò come per sondarne la solidità. E finalmente lo buttò a terra. Con decisione prese subito un’altra cosa, stavolta però più piccola. La guardò e subito la portò in bocca. Diede un'altra morsicatina e poi con entrambe le mani provò a romperlo. Si stava divertendo un mondo. Oggetti piccoli, grandi, colorati o bianchi che si rompevano e no erano alla sua portata. Finalmente!!!

Leggi tutto...