Le foto possono concorrere a costruire un falso sé, ma altre, selezionate attivamente dal paziente possono contribuire con l’aiuto del suo terapeuta o analista fototerapeuta a ricostruire un’identità più fedele al vero sé.
L’osservazione delle foto sono un’importante esperienza emotiva perché ci portano a scoprire quanto dei nostri ricordi sono legati ad un vissuto reale o piuttosto a convinzioni auto o etero indotte.

Molti tra i pazienti riferiscono di sé una chiusura e una forte paura verso il mondo. Dicono di essere così da sempre, da quando sono nati. Portando però le foto dall’album di famiglia risulta tutt’altra immagine e situazione. Gli occhi dei pazienti da bambini, ad esempio, sprigionano energia, vitalità gioia. Sembrano due finestre aperte verso il mondo. Su quelle finestre aperte verso il mondo, aimè, ha impattato la vita dolorosamente, lasciando ferite più o meno rimarginate.

Poi ci sono pazienti che nel riferire una grande difficoltà a instaurare delle relazioni di attaccamento parlano dei propri rapporti familiari come molto buoni. Con frasi di questo tipo riferiscono di essere loro e solo loro il problema. Di essere incapaci a instaurare delle relazioni sane. Spesso però nelle foto di famiglia di queste persone si può notare il senso di lontananza tra i componenti della fotografia. Spesso si evidenzia una certa distanza fisica che si ripete in molte altre fotografie, in particolare con la madre. Spesso non ci si abbraccia mai oppure, come nelle foto di gruppo, non ci si abbraccia per stare il più vicini possibile. Quello che appare, sono braccia stese lungo i fianchi, tipo soldato, o mani appoggiate sulla spalla, come se si stesse prestando un giuramento.

Tra le tante caratteristiche delle fotografie ce né una: oltre a darci un immagine visibile dei nostri ricordi, sono oggetti (le foto) che possono essere toccati, manipolati, incorniciati o distrutti. La foto quindi permette che ci sia un rapporto tattile oltre che evocativo, al pari di altri prodotti artistici. Per questo la fototerapia viene annoverata tra le tecniche di arteterapia.

 

Barbara Camilli

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Accettare e non giudicare

La più alta espressione dell'empatia è nell'accettare e non giudicare.

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