PARTENDO DA LONTANO

Che la musica non sia solo  un mezzo per rilassarsi ce lo insegnano le antichissime tradizioni spirituali. Fu Pitagora il primo che coniò il termine di musica delle sfere, riferendosi ai suoni prodotti dalla rotazione dei pianeti e non udibili da orecchio umano.  La teoria completa in realtà metteva in relazione la musica con la  matematica, e sosteneva che l’universo era un’insieme di proporzioni numeriche.
Nell’antica Grecia per esempio il sistema solare stesso era paragonato ad una scala e le note più acute erano relazionati a Saturno e alle stesse fisse.

Nell’ antichissimo induismo invece si parla delle tre guna o macrostringhe dell’universo, ed a proposito della cosmogenesi si fa accenno  al primo soffio, o suono, che circoscrisse col suo movimento circolare la porzione che divenne l’universo manifesto differenziando il vuoto ( o koilon) in tre aspetti dette appunto guna, tre aspetti della divinità. Il primo soffio o suono mette in agitazione la materia, il secondo increspa lo spazio cosmico con onde in un’oscillare infinito, il terzo quieta la materia fino a mettere fine all’espansione dell’universo. L’oscillazione del secondo soffio venne paragonata da Pitagora all’oscillazione di un gigantesco monocorde.

La leggenda narra che il filosofo disse una volta ai suoi allievi” studiate il monocordo e capirete l’universo”.  Il monocorde è uno strumento di legno con una corda sola. Ovviamente ad ogni corda( guna) è associata una vibrazione, un suono ed una frequenza.

Prendiamo spunto da questo bellissimo insegnamento per affermare un principio basilare:

TUTTO E’ VIBRAZIONE E VIBRA - COMPRESO L’ESSERE UMANO.

Noi stessi siamo parte di questo universo e ed una porzione di esso fa parte della nostra costituzione. Quella che noi chiamiamo malattia può benissimo essere intesa come uno scompenso vibrazionale. Potenzialmente è più pericoloso convivere con certe emozioni che camminare a torso nudo in pieno inverno per delle ore.
La scienza ufficiale fa molta fatica, (per essere generosi) ad accettare questo concetto che a tutt’oggi viene demonizzato ai limiti della criminalizzazione. Ricordiamo che negli ultimi anni addirittura lo Yoga viene presentato come attività satanica. Simili stupidaggini dovrebbero essere sanzionate per legge, in quanto sono in grado di provocare reali danni economici a tutti coloro che operano in questo campo. Parliamo di soggetti che asseriscono di parlare con presunti demoni che dimorerebbero addirittura i corpi di alcune sventurate persone.
Torniamo ad argomenti più seri. Dopo aver sottolineato questo aspetto fondamentale ci è più facile capire come la musica può essere uno strumento per creare benessere se non addirittura guarigioni.

A questo proposito  introduciamo un’altra informazione molto interessante: quella riguardo alle unità Bovis, dal nome dello scienziato Alfred Bovis ( 1871-1947) che per primo arrivò a misurare le frequenze vibrazionali di tutto ciò che c’è in natura.  Riguardo all’essere umano sappiamo che il livello vibrazionale considerato giusto per un soggetto sano  varia tra le 6500 e le 7000 unità; tra le 5000 e le 6500 vi è un disagio non grave, tra le 3500 e le 5000 si entra nella malattia, sotto le 3000 c’è elevato rischio di decesso.

In natura invece il fiore con vibrazione più elevata è il giglio con 18000 unità Bovis. Molti re europei si sdraiavano letteralmente in mezzo ad aiuole di gigli fatte piantare appositamente nei giardini reali in modo tale da poter aumentare il proprio grado vibrazionale ed acquisire la facoltà taumaturgica di guarire i loro sudditi con le mani.

In alcuni luoghi ( es interno delle piramidi) si sono misurate 32000 unità bovis ma è possibile arrivare a 40.000. Tra gli strumenti musicali invece è noto il Djiridu, strumento tipico degli aborigeni australiani che raggiunge anch’esso le 32000 unità.

Comprendiamo  quindi come la musica prodotta con determinati strumenti e in determinati modi, per esempio variando molto le dinamiche (crescendo/diminuendo) possa essere un reale e realistico mezzo benefico.

 

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Da queste parti, comunque, non guardiamo indietro a lungo. Andiamo sempre avanti, aprendo nuove porte e facendo cose nuove, perché siamo curiosi... E la curiosità ci  porta verso nuovi orizzonti.

tratto da "I Robinson, una famiglia spaziale"


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