Tutti i grandi sono stati bambini una volta
(Ma pochi di essi se ne ricordano.)
Piccolo Principe

Quando arriva un figlio, in una coppia scatta un senso di protezione e accudimento che incoraggia il piccolo (e i genitori!) a crescere sano e bene. Appena nato i neogenitori imparano giorno dopo giorno cosa vuol dire prendersi cura di lui. Non ci sono scuole o master, infatti, che danno insegnamenti in questa direzione. Tutto è lasciato al buon senso, alla pratica e all’esperienza. Quando c’è!

Ogni fase, ogni conquista, ogni sbalzo di crescita del piccolo viene vissuto con trepida attesa, non solo per i genitori, ma per tutte le persone che gravitano intorno alla nuova “famiglia”. In questo clima di sentita partecipazione i piccoli si sentono incoraggiati a proseguire nella loro crescita (seppur innata) e nelle loro conquiste: ed ecco allora spuntare i primi dentini, alzarsi tenendosi saldi nelle spondine del lettino, imparare a camminare, emettere i primi suoni, le prime lallazioni e poi le prime parole…..il tutto in un crescendo giocoso di felicità.

Ecco che, il senso della protezione e dell’accudimento, attivato nel genitore al momento della nascita, ha permesso al piccolo di soddisfare i bisogni primari rendendo agevole il normale processo di crescita.

In questo cammino anche i genitori sono cresciuti insieme al loro piccolo. Sono cresciuti come persone. Un figlio diventa uno scopo importante nella vita di molti adulti; alcuni dicono che la stessa “ha più senso”, ha “più valore” da quando hanno un figlio.
E' come se la nascita dia il la all’orchestra della vita per suonare una sinfonia che è unica per ogni nucleo familiare.

Ad un certo punto però accade qualcosa. Mentre il figlio cresce, si emancipa e inizia ad essere autonomo, molti genitori cessano di crescere insieme a lui?
Se prima si buttavano per terra a giocare o si rincorrevano per i corridoi di casa, una volta che lo stesso bambino è divenuto adolescente cala il silenzio e si appesantiscono gli animi.
Perché?
Dove sono finite le risate. E gli scherzi? E il solletico e le sgrattatine sul divano?

L’adolescenza è si, un periodo difficile, ma lo è di più per chi lo vive, rispetto a chi gli sta a fianco. Il senso di inquietudine, di confusione, di incertezza, di confusione, di paura per il domani, la rabbia di non sentirsi contenuti….la prova un adolescente e solo di riflesso lo avverte un genitore.
È un periodo di conflitti, di tensioni, di elefantiache fatiche accompagnate da un profondo senso di inadeguatezza e di “sconfitta”.
Non solo!

A saper guardare ed “ascoltare con il cuore” e non con la mente, nelle difficoltà dell’adolescenza c’è tutta la ricchezza di un bocciolo che sta cercando di trovare la sua posizione e il suo giusto grado di apertura.
Il genitore in questo può fare molto, perché è come il terreno fertile che permette di dare a quel bocciolo tutto il nutrimento di cui necessita. E qui sta la vera difficoltà, perché se viene dati troppo fertilizzante si rischia di far marcire le radici, se al contrario ne viene dato troppo poco le radici si seccano e la pianta muore.

Parto sempre dal presupposto che la soluzione ai problemi in una famiglia sono nella famiglia stessa. L’esperto deve essere al servizio di questa dando tutti gli strumenti psicologici che aiutano il nucleo familiare ad autogestirsi “efficacemente”.
In questi termini si può fare moltissimo, ma la famiglia (tutta) deve accettare l’impegno a comunicare e a lavorare su di sé per sbloccare le situazioni dove si sono arenati. Quindi genitori e figli (di tutte le età) insieme possono imparare a risolvere i propri conflitti, senza ricorrere alla facile, ma inefficace soluzione a lungo tempo, del potere genitoriale inteso come autorità/dittatura.

Quindi anziché adottare il sistema “io vinco tu perdi” durante una discussione, è molto più efficace e incisivo negoziare la soluzione che vada bene un pò per tutti: visto e considerato che essendo una famiglia tutti devono poter star bene.


Dottoressa Barbara Camilli