Liza Red guardò fuori dalla finestra il tempo gelato. Gli alberi disegnavano ombre sulla neve fresca. Le lacrime cadevano sul foglio di carta macchiandolo mentre, la penna, riempiva inesorabile quel foglio. Lo stereo scorreva le note di una cantante sconosciuta. Credo in quel che vedo e vedo che non ci sei più, mi guardo in torno e vedo che manchi. Mi devo rassegnare che sarò sola a regnare senza di te non vivo. Le parole, le emozioni che quella canzone esprimeva le ricordava le sue emozioni. Quello che provava era rabbia, frustrazione.

Andò in cucina, mentre le note scorrevano inesorabili, e in quel momento le sembrava fossero cattive e che non avessero rispetto di lei e della sua privacy. Come potevano non avere rispetto per quel momento tanto sacro per lei. Andò in cucina e pensò al modo più veloce e indolore, come non poter ripensarci e rimpiangere quella triste scelta. Qualcosa con cui ZAC! e tutto finisse.

All'improvviso le venne l'idea. Prese dal secondo cassetto della credenza un coltellaccio affilato. Si chinò sul tavolo e tutto con un colpo secco alla testa finì. Pensò che potè rivedere il suo amato Pit. Mentre emanava l'ultimo respiro una felicità isterica la pervase.

Dieci giorni dopo la polizia stava indagando sul perché Liza si era uccisa. Trovò un foglietto con la calligrafia di Liza che diceva "Ho fatto questa triste scelta per svariati motivi, la mia vita è una merda, mi hanno licenziato sotto natale, il mio unico amore è morto in un incidente d'auto ed in questo momento mi chiedo, se valga la pena vivere se non si ha niente per cui vivere, con questo vi saluto e ricordate non piangete per me, perché io sarò felice, ciao Pit, vengo da te. Liza"

 

Un racconto di Giulia Comerio, 12 anni