La coltre di nebbia si infittì mentre la luna si innalzava nel cielo deturpato da un soffice velo di foschia. Il manto nero e grigio del lupo si rizzò per un'improvvisa ondata di freddo. Poi ne sentì l'odore. Sì, anche se non era molto forte, sapeva che la sua preda si stava allontanando dal suo raggio d'azione. Si mise a correre, trascinandosi dietro un appetito che avrebbe segnato la vita di qualche povero, indifeso animale. Lo sentiva sempre più forte, l'odore di carne fresca. Gli occhi iniettati di rosso sangue fissavano la strada che si apriva tra gli alberi antichi.

La foresta era lugubre a quell'ora della notte, con quella soffice foschia che ovattava tutto, le foglie e i rami secchi che gli scricchiolavano sotto le zampe forti e possenti, i lunghi rami che si arrampicavano nel cielo stellato, come a voler avvinghiare in una presa glaciale la luna, pura, splendente, soffice, candida, vellutata. All'improvviso, deviò nella foresta, verso uno spiazzo erboso, si nascose dietro un cespuglio di bacche e attese.

I secondi divennero minuti, che si trasformarono in ore, ore scandite dal continuo muoversi della luna, e dal freddo che saliva lento e morboso. Sentiva la preda che si avvicinava sempre più al suo destino fatale. Forse era un coniglio, oppure uno scoiattolo.

Dopo poco comunque, la sua curiosità venne meno, quando vide una meravigliosa e fiera cerbiatta che correva placida nel prato. Attese qualche istante che fosse sotto alla luna e poi partì alla carica. Stava per infilzare la carne della cerbiatta con i lunghi denti aguzzi, quando la preda si accorse del suo cacciatore e si mise a correre più forte che poteva. Corsero attraverso tutta la foresta, fino a giungere al limitare del bosco, dove la cerbiatta deviò al lato e si rimise a correre. Un ramo secco in terra favorì la cerbiatta, che ormai esausta stava per arrendersi al suo destino, il lupo inciampò in questo ramo, molto più grosso e scheggiato di tutti gli altri, si ferì una zampa, e non potè più correre. La cerbiatta con un ultimo grammo di forze raggiunse la sua tana dove ad aspettarla vi erano i suoi cuccioli, che fu lieta di allattare.

Il lupo trascinandosi dietro la zampa ferita se ne tornò verso il suo nascondiglio, e si accoccolò tra le foglie, avrebbe aspettato che la zampa gli guarisse, e al momento più opportuno avrebbe di nuovo ricominciato la caccia, e questa volta non avrebbe mancato i bersagli.

 

Un racconto di Giulia Comerio, 12 anni