Si dice che se si parla alle piante queste crescono più rigogliose e verdi. Lo stesso vale per gli amici a quattro zampe: comprendono e soffrono proprio come gli uomini.
Bene, se questi assunti valgono per piante ed animali, pensate cosa avviene in un bambino!
Come giustamente scrive Dorothy Law Nolte “i bambini imparano quello che vivono”.

Non solo. Tutto ciò che vedono e sentono con il corpo, con la testa e con il cuore entra a far parte della loro realtà emotiva.

 Walt Whitman a tal proposito in una poesia scriveva:

“C’era un bambino che usciva ogni giorno,
E il primo oggetto che osservava, in quello si trasfondeva,
e quell’oggetto diventava parte di lui per quel giorno o per parte del giorno
o per molti anni o vasti cicli di anni…”(da Foglie d’erba).



Fatti, situazioni, parole li condizionano. Per questo è molto importante offrire messaggi e modelli chiari, semplici e incoraggianti.

“Il legno buono non cresce negli agi. Più il vento è forte più gli alberi sono forti”
(detto indiano).

È vero, ma all’albero deve essere data innanzitutto la possibilità di crescere e per farlo bene è necessario che il terreno riceva i nutrimenti giusti, nel clima giusto.

Tra le tante situazioni che concorrono a far crescere un figlio, il modo di porsi verso di lui determina come sarà il suo modo di essere.
Sicuramente i bambini imparano più dall’esperienza che dalle parole, però anche queste esercitano un potere. Il come, il quando ed il perché lo dico rimane nel cuore e nella mente del bambino.
Altro che non capiscono niente!!

Quando sono piccolissimi più che il contenuto di una frase, al bambino arriva l’onda emotiva che l’accompagna. Nel crescere a questa sensibilità si unisce la comprensione emotiva e logico razionale. Ne consegue che al bambino arriva sempre qualcosa. Chi pensa il contrario, pensa erroneamente!

Come aiutare i bambini a vivere nel coraggio di se e delle proprie azioni?

Per aiutarvi in questo difficile viaggio ci sono alcuni punti che sarebbe opportuno tenere sempre a mente.

Ecco un decalogo delle frasi su cui sarebbe bene riflettere sempre prima di verbalizzarle, al fine di evitare di infondere insicurezze, dubbi e paure.

 
“Con il nostro modo di pensare e i nostri atteggiamenti ci costruiamo la felicità o l’infelicità”
(Paul Verlaine).

 

1 NON SONO CAPACE

Dirsi questa frase equivale a limitarsi. A dirla ad un bambino (più e più volte)  si rischia di bloccarlo nel suo innato desiderio di esplorare!

Alla radice di una frase come questa (non sono capace) in verità si nasconde la paura di sbagliare. In alcuni casi la paura fa posto al terrore, di non riuscire! Se la modalità con cui si affrontano le svariate prove della vita è questa, si vive in uno stato di difesa perenne. In particolare da se stessi. Se vostro figlio rinuncia di agire di fronte alle difficoltà che incontra (arrampicarsi con la fune, scendere dallo scivolo, chiedere un giocattolo ad un coetaneo, tirare la palla con i piedi….) incoraggialo a provare, accompagnandolo in quello che per lui/lei è un impresa “titanica”.

E poi, impariamo a guardarci dentro realisticamente chiedendoci: “..ma io di fronte alle difficoltà come sono? Come mi comporto? Come mi sento emotivamente”. Questo vi aiuterà a calarvi nella dimensione di ciò che si prova quando si vive un problema.

 

2 MI SENTO INFERIORE

Provare un simile sentimento è pesante e oltremodo sconfortante. Spesso è alimentato dalla squalifica e dalla svalutazione. Chi vive in un clima emotivo dove ci si nutre di simili sentimenti non può che sentirsi inferiore. Ma di chi? Di che cosa?

Spesso è l’eco di una vocina che risuona dentro la persona. Una vocina spaventata e dubbiosa che chiede di essere ascoltata. Ascoltarla e valorizzare le proprie potenzialità, capacità, attitudini (che ognuno ha) aiuta a scoprire chi si è veramente.

 

3 NON RIESCO A CONTROLLARMI

Verbalizzare spesso questa frase accompagnata da scatti di ira, aggressività, crisi d’ansia è sinonimo di malessere profondo. Chi si sente così ha accumulato molta tensione al punto tale da non sapere più come gestirla. Non solo, spesso la manifestazione della rabbia nasconde insicurezze profonde che chiedono di essere ascoltate, guardate e risolte.

Se vi sentite così, non minimizzate il vostro stato ma chiedete aiuto. Se avete la febbre andate dal medico, se avete bruciori di stomaco andate dal gastroenterologo, se soffrite di dermatite o alopecia andate dal dermatologo….bene, allora se provate un sentimento di rabbia che vi destabilizza e magari vi fa paura perché sentite che potete perdere il controllo andate dallo psicologo, psicoterapeuta, psicanalista.

I bambini vi osservano e sperano di imparare da voi la serenità, la tranquillità e l’armonia.

 

4 LE EMOZIONI MI SPAVENTANO

Alcune persone stanno alla larga dalle emozioni, al punto da sembrare spaventati. Chi vive le emozioni in questo modo vive la sua vita a metà. Scollegarsi dal mondo emotivo vuol dire amputare una parte profonda di sé, quella del calore emotivo, della condivisione e della profondità.

Di sicuro avere paura delle emozioni nasconde profonde insicurezze.

Pascal diceva “Il cuore ha delle ragioni che la ragione non conosce”. Limitare la ragione del cuore  vuol dire limitare il raggio di azione della propria vita, ma anche il rapporto con il partner e con il/i figlio/i.

Lasciati andare alla spontaneità e alle tenerezze che solo un figlio sa indurre, e se proprio ne hai paura chiedi aiuto ad uno psicologo, psicoterapeuta, psicanalista, per trovare le ragioni e le soluzioni a questo modo di stare.

 

5 POVERA ME

Dire questa frase, magari accompagnata da sospiri e lamenti inducono in chi ti circonda un senso di impotenza e di frustrazione molto forte. Un bambino che cresce in un clima emotivo dove si nutre di pane, impotenza e autocommiserazione crescerà nella convinzione di “essere povero” anche lui. Un povero non economico, quanto umano. A mancargli infatti non saranno tanto i beni materiale quanto l’energia vitale, il combustibile necessario per essere e per poter agire nel mondo.

Chi utilizza sovente questa frase dovrebbe sforzarsi di capire le ragioni per cui lo dice, imparando a verbalizzare i messaggi positivi e propositivi.

 

6 NON CREDO A NIENTE E A NESSUNO

Chi prova un simile sentimento è profondamente amareggiato e deluso dalla vita e dalle persone. Domandatevi perché e quando è iniziato tutto questo!

Trovare le risposte aiuta a bonificare l’aria infondendo il giusto ottimismo, senza il quale tutto risulta difficile. L’essere umano ha bisogno per sua natura di credere in qualcosa, anche fosse solo in se stessi. Per un bambino questo vale ancor di più, al punto tale da favorire quello che tecnicamente si chiama “fiducia di base”.

Se provi un forte sentimento di sfiducia e di indifferenza verso gli altri e verso il mondo si rischia di limitare tantissimo la libertà di azione e la spontaneità di un bambino.

Lasciti prendere per mano da tuo figlio e lasciati portare dove vuole lui (in mezzo alle foglie, in mezzo alla terra bagnata, sulle gradinate di una statua, in mezzo ad altri bambini). Impara da lui la leggerezza e la spontaneità nel fare le cose. Riprendi contatto con il senso dello stupore, ascoltando con il cuore e non con la ragione i fatti della vita.

Recuperare la fiducia in se e negli altri è un importante stimolo per crescere.

 

7 SONO DISPOSTA A TUTTO PUR DI VINCERE

Tutto che cosa?

L’eccessiva competitività, l’arrivare primi a tutti i costi, il primeggiare nelle situazioni nasconde una grande insicurezza ed un grande vuoto. Un vuoto che si cerca di colmare con il fare, fare e strafare.

Essere genitori vuol dire prima di tutto “essere” e “non fare”. Il “fare” si integra con “l’essere” genitori ma è un aspetto marginale soprattutto nei primissimi anni, quando il bambino vive prevalentemente rispondendo agli stimoli emozionali e sensoriali.

 

8 NON VALGO NIENTE

Chi pensa di non valere, chi sente di non avere valore, pregio, stima di sé brancola nell’incertezza. Incertezza che poi si tramuta nella paura del confronto con gli altri.

Credere di non avere delle qualità porta la persona ad avere una bassa autostima, ossia nutrire una poca considerazione di se stessi.

Le radici di questo vissuto si perdono in un tempo passato. In un tempo in cui l’interferenza (rappresentata dal lavoro, da una malattia, l’ospedalizzazione, il disagio mentale, il divorzio o separazione dei genitori..) si è frapposta tra l’amore di questi ed un figlio. Se una persona soccombe emotivamente all’interferenza, tra le conseguenza deriva il non credere nelle proprie capacità.

Ogni essere umano è di valore, è prezioso, è unico. Come ogni stella o elemento della natura. Non c’è nulla di uguale tutto è diverso, perché diversa ed unica è l’anima di ogni presenza.

 

9 TANTO SONO FATTA COSI’

“Sono fatto così!”, “Sono così e non posso farci niente!”, queste sono le risposte tipo ad un commento, una critica, una riflessione. Come se si fosse robotizzati e per questo, in balia di se stessi!

In realtà chi replica con queste frasi teme il confronto attivo con gli altri. Per confronto attivo, intendo scambiarsi opinioni, riflessioni, idee in maniera propositiva, sincera ed aperta.

Dire ad un figlio “sono fatto così” oppure replicare “mio figlio è così!” fa sentire la persona impantanata sulle sabbie mobili, in attesa di affondare negli abissi delle proprie paure, incertezze, dubbi.

Pensate che ogni ventotto giorni tutto l’essere umano si rinnova, biologicamente c’è un ciclo di ricambio cellulare che consente al corpo di mutare in base agli eventi: climatici, emotivi…., solo la mente ed i pensieri si irrigidiscono nelle abitudini, nelle credenze, nelle convinzioni. Dire “Sono fatto così” è una convinzione……ma non per questo è detto che sia vera!

 

10 E’ TUTTA COLPA MIA

Il senso do colpa è uno fra i sentimenti più distruttivi che possiamo nutrire. In famiglia, al lavoro, con gli amici…sentirsi perennemente in colpa genera tantissime forme di malessere: dai piccoli incidenti domestici (come bruciarsi, prendere un colpo, rigare la macchina…), a incidenti di grosso calibro (come cadere, ferirsi gravemente, fare un incidente in macchina), fino a generare disagi a livello corporeo (come insonnia, angoscia, senso di stordimento..), psichico ed emotivo (come distrazione, difficoltà di concentrazione, sentirsi persi….).

Provare questo sentimento con grande trasporto emotivo disturba la concentrazione ingabbiando la mente. Di conseguenza ci si sente insicuri, impotenti e per questo arrabbiati. Rabbia che, a lungo andare ha delle pericolose ripercussioni nei genitore e in chi gli sta accanto.

Se ti senti perennemente in colpa domandati “Perché?”. Ricordati che non dipende tutto da te. Gli altri, come tuo figlio ha un suo modo di essere, anche se è piccolo.

Crescere non vuol dire solamente svilupparsi e diventare grande. Nel trascorrere dell’infanzia si sperimenta fino a conquistare (si spera) l’autonomia fisica, l’indipendenza mentale e l’umiltà emotiva. Il senso di colpa mina tutte queste conquiste, perché non ci si sente degni di loro.

 

15 novembre 2007
 
Barbara Camilli



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