Quando le tensioni in famiglia rendono difficile la comunicazione
La famiglia è subissata da una marea di richieste e aspettative per le quali non solo è indotta a rispondere ma viene anche giudicata se non lo fa. Ne sono un esempio le vaste campagne pubblicitarie che esortano i genitori ad essere sempre efficienti, di buon umore e “belli”.

In un gruppo di lavoro con i genitori era emersa la rabbia nel rendersi conto che spesso nel loro ruolo di genitori si sentono soli, supportati (e per fortuna) dalla personale volontà sia nel gestire i rapporti sociali, ma anche nel valutare le informazioni che arrivano dall’esterno: informazioni che a volte sono distorte e/o rese superficiali. Questo vale in molti settori: dalla cronaca, ai programmi televisivi fino agli ambienti di lavoro.

Nella società di oggi si è esposti al pericolo dell’isolamento, del giudizio, della squalifica, della solitudine e della competizione. Questo pericolo si chiama interferenza; ed è la causa primaria della difficoltà a vivere le relazioni affettive all’interno della famiglia. Per relazioni affettive non intendo il solo parlare per esprimere un parere uguale o contrario all’altro, intendo bensì la disponibilità a guardare veramente la persona che mi sta di fronte sintonizzandomi con il suo stato d’animo, in modo tale da ritrovare l’affiatamento che per una coppia, sia essa genitoriale o con i figli, è fondamentale ed alla base di ogni rapporto umano.

Le interferenze sono persone, oggetti e situazioni che ostacolano il libero scambio emotivo tra due persone creando difficoltà nella relazione fino al blocco emotivo. Le interferenze alimentano le incomprensioni,  l’incompatibilità e la lontananza tra i componenti della famiglia.

Già essere genitore è difficile, ma lo diventa ancora di più quando il clima emotivo in famiglia è minato da tante piccole insidie che a volte si traducono in conflitti più o meno aperti.

Una coppia può avere svariati motivi per discutere, ed è bene che lo faccia perché il chiarimento e lo scambio di idee rende più ricco e forte il rapporto di coppia. Diversamente la chiusura e la lunga serie di cose non dette crea il divario fatto di rifiuto, di squalifiche fino all’indifferenza. Discutere dunque è importante, purché ci sia il rispetto per l’altra persona che può, e deve pensarla anche diversamente da noi. E invece spesso ci si imbatte in situazioni di difficoltà a comunicare e ad esternare le proprie sensazioni perché non ci si sente più capiti e compresi dall’altro. Fino a sentire il muro della lontananza, non solo fisica (per cui non ci si abbraccia più) ma anche emotiva ed affettiva (per cui l’assenza del desiderio e del piacere di stare con l’altro erode progressivamente il rapporto).

Tutte queste situazioni l’interferenza impedisce alla coppia di comunicare attivamente alimentando il vissuto di incomprensione che l’uno o l’altro coniuge può provare legittimamente. L’interferenza sono le tensioni sul posto di lavoro che ci fanno sentire irritabili, è la competizione tra i colleghi o gli amici che ci fa sentire inutili, è la diffidenza ma anche l’indifferenza tra le persone che a volte alimenta la rabbia, a volte il senso di impotenza. È anche il senso di inadeguatezza e di giudizio che il genitore spesso è costretto a subire e sentire quando parla con insegnanti, o persone deputate ad educare il proprio figlio. Ma l’interferenza può anche essere il nostro passato a volte carico di questioni non risolte verso sé stessi e verso il proprio genitore omologo (dello stesso sesso), rendendo difficile ogni forma di rapporto, da quello con sé stessi, con il partner fino a quello con i figli.

Tutte queste situazioni possono alimentare il conflitto in famiglia soprattutto là, dove la comunicazione emotiva è sporadica, difficile o assente. Quando, cioè non si riesce ad esprimere il proprio punto di vista e la sensazione che l’accompagna, con la libertà di cui ognuno ha diritto.

Se per gli adulti gestire i conflitti è a volte molto pesante, per i bambini è impossibile. Per non parlare poi dei preadolescenti e degli adolescenti che attraverso lo spirito di opposizione al genitore manifestano spesso un disagio.

I bambini percepiscono benissimo quando il clima è sereno e disteso rispetto a quando è carico di tensione, lo avvertono da quello che il genitore gli passa non solo con le parole, ma soprattutto con le sensazioni che avverte. Per alcuni adulti lasciarsi andare a scatti di ira è normale (lo faceva anche il mio genitore dicono…) e dopo, magari ad un periodo di silenzi e di musi, tutto torna come prima. Ma nulla è più come prima, né per loro né tantomeno per il bambino. Questi vive i silenzi tra i genitori con dolore e a volte con il senso di colpa per aver detto o fatto qualcosa, che secondo lui ha generato una escalation di tensione. Ciò avviene sia perché non ha la capacità critica di capire cosa è veramente successo, secondo perché teme l’abbandono e il rifiuto del genitore. Cosa questa che gli provoca dolore, malessere e perdita di interesse per tutto, dalla scuola, allo sport, agli amici. Nulla per lui è più importante dei genitori anche quando sembra rifiutarli e allontanarli, ma se lo fa, vuol dire che ci vuole comunicare qualcosa con i mezzi che ha a sua disposizione.

Il modo con cui la coppia interagisce tra di loro si riflette sul bambino, nel bene ma anche nel male. Con questo non voglio dire che non di debba avere degli scambi di opinione o sentirsi in colpa se si discute. Questo assolutamente no, anche perché a sentirsi in colpa  poi ci penserebbe il bambino.

Quando esistono motivi di tensione, di conflitti, di rabbia e di insoddisfazione - che in modo più o meno acuto emergono sempre nella vita di coppia - è bene, però, non coinvolgere il bambino, tenendolo al riparo dalle proprie discussioni o dalle manifestazioni di delusione. Si evita così che i malumori di coppia facciano irruzione nella vita del figlio, trasformandolo in complice dell’uno o dell’altro, sminuendo così ai suoi occhi sia l’immagine del genitore omologo sia quella del genitore altro.

Loro non devono né scegliere né schierarsi. Se questo avviene il bambino soffrirà manifestando ciò con i mezzi a sua disposizione. Dal rifiuto del cibo, agli incubi notturni, all’incontenibilità a scuola, alla perdita di interesse per cose che magari lo attiravano, al rifiuto del genitore, fino all’isolamento da tutti e da tutto rifugiando in silenzi magari dietro lo schermo di un televisore, o altro. Come per gli adulti anche in questo caso si viola un diritto, ed è quello che spetta ad ogni bambino;  l’amore della mamma e del papà.

Tante sono le situazioni che ho incontrato dove i conflitti e la rabbia repressa dei coniugi ha alimentato il dolore e la malattia psichica in bambini e adolescenti. Per tutte queste situazioni è stato importante il lavoro con le coppie per fare chiarezza su un rapporto che, a causa delle interferenze si stava o si è, disgregato, riconducendo bambini e/o adolescenti di fronte agli occhi del proprio genitore omologo, per fare sentir loro l’unica cosa a cui tengono: l’amore del genitore attraverso gli abbracci.

 
5 gennaio 2007

Barbara CAMILLI