Agli incontri dei “Martedì Magici” presso la fata Birichina, ex Magicabula, da Novembre sono iniziate le attività del Nido della cicogna:
personale esperto (ostetrica, massaggiatrice, insegnante yoga, psicologa, avvocato….) terranno una serie di argomenti a tema, per non parlare poi delle attività pratiche. Grazie a Filomena (artista), Gloria (archeologa) e Diego (consulente formatore) si terranno tutta una serie di attività che aiuteranno i nostri bambini ad essere veramente cre-attivi!

Martedì 10 Febbraio scorso si è tenuto l’incontro dal titolo “Le insicurezze da non trasmettere ai bambini”. Con molta curiosità hanno partecipato un gruppo di mamme, tra le quali due erano in dolce attesa (una al sesto mese, l’altra quasi al termine).

Ora racconterò come si è svolto quello che è stato un incontro ricco di stimoli e di spunti di riflessione per le persone che vi hanno preso parte.

Innanzitutto per rendere l’esperienza sentita sul piano emozionale, oltre che cognitivo, ho stimolato le mamme a centrare il proprio vissuto di insicurezza. Quindi all’inizio, solamente dopo aver detto il titolo dell’incontro, ho chiesto di rappresentare graficamente quello che per loro è fonte di insicurezze. Ho consegnato fogli e colori di vario genere (acquerelli, pastelli, colori a cera) e tutte si sono cimentate nell’espressione di sé.

Ecco il risultato ………………….

Scrive: “L’insicurezza è un grosso macigno che opprime, soffoca, blocca, impedisce di vedere le tante sfumature che fanno parte dell’esistenza.

Per questa mamma al momento l’insicurezza è il non sapere con esattezza il momento in cui partorirà. L’attesa e il non sapere sono fonte di grande insicurezza.
 
Per questa persona all’insicurezza generata dalla nebbia e dal grigio che l’avvolge, anche la fiammella di una candela la sente come estremamente insicura nel suo oscillare e fluttuare.
 
“Essere vicino ad un precipizio e dover saltare dall’altra parte”: questa persona si sente così quando prova insicurezza. Una condizione fortemente pericolosa, quindi.
 
Grazie agli  interessantissimi spunti, ho chiesto alle persone di raccontarmi ognuna il suo foglio. Nel dipanarsi dei dialoghi ogni persona ha esternato e condiviso vissuti intimi molto profondi. Chi ha scritto che l’insicurezza la sente come una scala rotta al buio, ha fatto presente che questo è un vissuto che si porta dietro da bambina. Mentre chi ha rappresentato le porte di cui una con il punto di domanda, ha fatto presente che per una persona molto controllata come è lei, il non sapere quando partorirà con precisione assoluta la fa stare male, dal punto di vista dell’insicurezza.
A questo punto dell’incontro ho evidenziato che l’insicurezza emotiva è dettata dalla condizione di non radicamento con se stessi. Il non sentirsi centrati nel personale sentito emotivo, cognitivo e corporeo amplifica e deforma il vissuto dell’insicurezza, fino a sentircisi fagocitati.
L’essere umano è fatto di Corpo, un corpo fisico, fatto di testa, braccia, torce, gambe, piedi e organi annessi; l’essere umano è fatto di Anima, quindi del sentito emozionale che proviamo per gli altri e per noi, ma che ci arriva anche dalle persone a noi vicine; infine siamo fatti di Mente, ossia di un mondo mentale, logico che ci permette di pensare e di avere delle idee (CAM).
L’unità indivisibile di queste dimensioni ci fanno stare bene o male. In particolare se il sentito emozionale (anima) è sofferente, ha provato degli choc, è stata soggetto a traumi, farà si che nell’esatto momento in cui io provo dolore, angoscia …. si attivano delle reazioni nella mente (difficoltà a concentrarsi ad esempio) e nel corpo (ansia, oppressione al petto, commozione). Una reazione inevitabile in quanto siamo un tutt’uno indivisibile.
Ecco che l’insicurezza emotiva se non contenuta deborda in uno stato di sofferenza che non è solamente emotiva, ma anche mentale (mi convinco di non essere capace, di non valere niente al punto da non avere idee, sogni, progetti di vita) e fisica (il corpo sussurra insicurezza dall’andamento, dalla postura impacciata, dallo sguardo incerto. Non solo, anche il come scrivo ed il come parlo comunicano insicurezza).
Mentre parlo le mamme mi ascoltano catturate ed intente a sentirsi. Alcune annuiscono, altre sembrano riscoprirsi in una dimensione che via via vado valorizzando: ed è quella delle emozioni, delle loro personali emozioni.
Durante l’incontro, ci sono momenti di confronto, ecco che alcune di loro si sentono di condividere fatti che sono capitati a loro o ai propri figli, il tutto in un clima di serena accoglienza. Ci si sente a proprio agio:  questa è una delle caratteristiche degli incontri che  organizziamo Annalisa ed io presso la Fata Birichina. Come di consueto, negli incontri che teniamo c’è sempre la torta casalinga sul tavolo fatta da Annalisa: chi vuole se ne può prendere una fetta e mangiare, mentre io proseguo nella conduzione del gruppo.

Parlando dei bambini, e di quanto è importante il loro atteggiamento emotivo nel loro processo di crescita, le omaggio di un foglio dove ci sono scritte delle fasi molto belle di Dorothy Law Nolte (I bambini imparano quello che vivono), dopodichè proseguo nell’approfondire alcuni aspetti che riguardano le insicurezze trasmesse dalle parole; distribuisco una relazione intitolata come l’incontro, ovvero, “Le insicurezza da non trasmettere ai bambini”. Per aiutarle a riflettere su quanto ho detto loro,  nella relazione ci sono dei punti che sarebbe opportuno tenere sempre a mente.

“Con il nostro modo di pensare e i nostri atteggiamenti ci costruiamo la felicità o l’infelicità”(Paul Verlaine).

Ecco alcune frasi ed  i modi di dire, che più di tutti infondono lo stato di incertezza non solo in chi le riceve, ma soprattutto in chi le pronuncia.

NON SONO CAPACE
Dirsi questa frase equivale a limitarsi. Dirla ad un bambino (più e più volte)  rischia di bloccarlo nel suo innato desiderio di esplorare!

MI SENTO INFERIORE
Provare un simile sentimento è pesante e oltremodo sconfortante. Spesso è alimentato dalla squalifica e dalla svalutazione. Chi vive in un clima emotivo dove ci si nutre di simili sentimenti non può che sentirsi inferiore.

NON RIESCO A CONTROLLARMI
verbalizzare spesso questa frase accompagnata da scatti di ira, aggressività, crisi d’ansia è sinonimo di malessere profondo. Chi si sente così ha accumulato molta tensione al punto tale da non sapere più come gestirla.

LE EMOZIONI MI SPAVENTANO
Alcune persone stanno alla larga dalle emozioni, al punto da sembrarne spaventati. Chi vive le emozioni in questo modo vive la sua vita poveramente.

POVERA ME
Dire questa frase, magari accompagnata da sospiri e lamenti induce in chi ci circonda un senso di impotenza e di frustrazione molto forte.

NON CREDO A NIENTE E A NESSUNO
Chi prova un forte sentimento di sfiducia e di indifferenza verso gli altri e verso il mondo, limita molto la libertà di azione e la spontaneità di un bambino.

SONO DISPOSTA A TUTTO PUR DI VINCERE
L’eccessiva competitività, l’arrivare primi a tutti i costi, il primeggiare nelle situazioni nasconde una grande insicurezza ed un grande vuoto. Un vuoto che si cerca di colmare con il fare, fare e strafare.

NON VALGO NIENTE
Chi pensa di non valere, chi sente di non avere valore, pregio, stima di sé brancola nell’incertezza. Incertezza che poi si tramuta nella paura del confronto con gli altri.

TANTO SONO FATTA COSI’
Come se si fosse robotizzati e per questo, in balia di se stessi! In realtà chi replica con queste frasi teme il confronto attivo con gli altri.

E’ TUTTA COLPA MIA
Il senso do colpa è uno fra i sentimenti più distruttivi che possiamo nutrire. Provare questo sentimento con grande trasporto emotivo disturba la concentrazione ingabbiando la mente.

Visto che l’incontro volge al termine, per lasciare le partecipanti con un messaggio positivo e potenziante chiedo di rappresentare ora cosa genera in loro la sicurezza, quindi il radicamento.
Per farlo  oltre ai colori do loro una risma di fogli multicolori: devono scegliere il foglio ed eseguire la rappresentazione grafica.

Senza troppa esitazione ognuna cerca il foglio colorato che sente più attinente con il sentito (precisano) di quel momento lì. Quindi non è il loro colore preferito quello che individuano, quanto quello che comunica lo stato in cui si trovano ora.

Riporto i loro fogli, seguendo lo stesso ordine con cui ho inserito i fogli prima, quindi seguirà il foglio che corrisponde a quello della macchia, poi quello che corrisponde alle due porte e così via.

Questa persona nel raccontare la sua rappresentazione dice che è il sorriso di sua figlia a farla sentire sicura di sé, e poi le rondini di primavera, che la lasciano letteralmente incantata.
 
Senza scrivere nulla dice che non c’era una rappresentazione, quanto la scelta del colore. Il verde le richiama la natura e questo basta farla sentire bene e sicura di se.

Scrive: respirare aria fresca - avere un problema risolto

Il sole ed il calore che emana e che ti avvolge, in questa persona genera un grande senso di sicurezza.

La famiglia e gli affetti sono la forza in questa persona.

Dopo aver dato voce al foglio di ognuna, valorizzando il loro sentito, l’incontro volge al termine, in un clima di stanchezza (per le mamme con il pancione) e di armonia; ci diamo l’appuntamento per la prossima volta che sarà tra quindici giorni.

MESSAGGIO
Crescere non vuol dire solamente diventare grandi. Nel trascorrere dell’infanzia si sperimenta fino a conquistare (si spera) l’autonomia fisica, l’indipendenza mentale e l’umiltà emotiva.
Le insicurezze emotive trasmesse dalle parole, rischiano seriamente di minare  l’intero processo di crescita.


Dottoressa Barbara Camilli