LA SCALATA DELLE MONTAGNE DIVANOSE!
Non appena il bambino inizia a gustare il piacere del movimento autonomo farà di tutto per conquistare la posizione eretta per raggiungere vette, montagne e pianure!
È probabile che un giorno, quando meno un genitore se lo aspetta, ecco fare capolino da dietro la porta un piccolo grande esploratore!
“Come avrà fatto?” si diranno i genitori!!!

Risposta: “Ha camminato!”
I bambini nel loro esordio possono spostarsi in vari modi: c’è chi avanza con il “sedere”, rimbalzando in avanti tramite spinte del bacino mentre le braccia sono tenute aperte per mantenersi in equilibrio.

C’è chi inizia dal “gattonamento classico”, per cui avanza spostando in avanti gamba sinistra e braccio destro insieme seguiti da gamba destra e braccio sinistro. Ma c’è anche il cosiddetto “gattonatore”: Il bambino avanza appoggiandosi a mani e piedi, anziché a mani e ginocchia.

Il bambino che impara a muoversi è irresistibilmente attratto da tutto, in particolare dagli oggetti che si fanno scalare, come scale, gradini…

Alcuni ricercatori hanno studiato la percezione della profondità e dell’altezza nei piccoli.

Uno di questi esperimenti indicato come “visual cliff” (abisso visivo) prevede che il bambino venga disposto su una particolare superficie trasparente, liscia e piana, in cui delle parti sono create in modo da dare la sensazione di un cambio della profondità. Come se ci fosse un buco improvviso o un precipizio.

Bene, le ricerche hanno evidenziato che più il bambino è piccolo e minore è la paura per l’altezza.

Se il bambino gattona invece ha una reazione diversa. Egli ha la percezione della profondità per cui è esitante davanti al finto abisso.

Ne risulta che ad incidere sulla sensibilità verso la profondità non è tanto l’età quanto le esperienze motorie vissute e l’abilità nel camminare.

RICERCA
Le ricerche dimostrano un fatto: dopo aver conquistato la mobilità hanno un certo peso le informazioni inviate dal sistema visivo del bambino piuttosto che le informazioni tattili inviate dalle mani. Quindi anche se la percezione tattile non ravvisa alcun pericolo ma la percezione visiva si, la seconda percezione avrà un ascolto maggiore.

Questo significa che in un bambino piccolo di otto mesi c’è già un sistema di priorità alle informazioni ricevute dai diversi sensi in base alla specifica situazione.

Se il bambino percepisce una variazione di profondità dalla vista e non dalle mani, si fiderà maggiormente della vista: visto e considerata che in una esperienza di discesa aveva sperimentato lo stesso contrasto tra i due sistemi percettivi (visivo e tattile)
 

ORA ME NE VO DA ME
INTERESSANTE…UNA VISUALE DAVVERO INTERESSANTE


Quando il bambino inizia a stare in piedi da solo è un emozione fortissima per lui, oltre che per i genitori. dal quarto mese ai piccoli piace essere tenuti in bracci in posizione verticale per guardare tutti ciò che sta intorno.

Osservando lo sviluppo fisico del bambino si può osservare che  intorno al nono mese le gambe del piccolo ha raggiunto il 33% della lunghezza complessiva, contro il 50% dell’altezza in età adulta.

Intorno all’anno le sue gambe faticano ancora a reggere il peso del corpo e della sua testa, ma il desiderio e la voglia di andare è tale che tenta di sollevarsi e andare una infinità di volte. E una volta alzato deve anche stare attento a come plana per terra. Perché questo perché alzarsi e meno complicato che sedersi. Mentre per alzarsi esegue azioni lente e controllate che spostano gradualmente il baricentro, sedersi è un movimento di gran lunga più accelerato.

Quando il bambino conquista la posizione eretta, stando in piedi da solo, cercherà ogni genere di appoggio pur di non cadere. Sembra un gioco di equilibrismi e il bambino in questo è una vera star.

In questa fase il bambino, dopo essersi appoggiato al divano ad esempio, lo perlustra da cima a fondo, da destra a sinistra e da sinistra a destra instancabilmente. In quei momenti con un gioco di abilità prova a rimanere in piedi senza appoggiarsi con le mani sicuro di potersi riattaccare quando vuole. L’importante è provare!
 

VIA!!! SI VA DOVE VOGLIO IIIIOOOOOO!!!

Vedere il proprio figlio che realizza i suoi primi passi in completa autonomia è molto emozionante, per lui e per mamma e papà.
Camminare sancisce il punto di arrivo nello sviluppo della deambulazione e l’inizio dell’indipendenza al camminare. Certo è che dopo aver mosso i primi passi ci vuole ancora del tempo (settimane o mesi) prima che il piccolo sia capace e sicuro nel muoversi. Però il grosso è stato fatto.

All’età di 12-14 mesi pur avendo imparato a camminare e a spostarsi in avanti non ha ancora ben capito come si fa a fermarsi. Inoltre cervello e muscoli non sono ancora ben sviluppati da permettere di passare dalla camminata alla corsa. Nella corsa il cervello invia ai muscoli dei messaggi completamente diversi volti a creare la “fase di volo”, ossia quel momento in cui entrambi i piedi sono staccati da terra.

Arrivato alla “fase di volo” il bambino è arrivato al traguardo delle “olimpiadi” perdonali.


Barbara CAMILLI