Chi prova una scarsa autostima ed è afflitto da un profondo pessimismo sicuramente subisce ripercussioni nella sfera della memoria, nella capacità di apprendimento, fino a provare un senso generalizzato di apatia emotiva, fisica e mentale.


Vari studi lo hanno dimostrato, in particolare quello condotto da un gruppo di professionisti della McGill University di Montreal (Canada).

Lo studio è durato 15 anni ed è stato esteso su 92 persone tenute sotto controllo e monitorate con TAC e risonanza magnetica al cervello. Da queste indagini si è potuto osservare come e quanto si modifica il cervello. Chi ha poca considerazione di sé presenta una atrofia che ne riduce le dimensioni.

“Preoccupante!” direte. Si, ma fino ad un certo punto. Le prove svolte su uomini e su animali hanno evidenziato e dimostrato che il processo è reversibile. Aumentando la qualità degli stimoli positivi e migliorando lo stile di vita le funzioni cerebrali tornano a livelli normali, riducendo, fino a rimuovere, l’atrofia localizzata dalla TAC.

Un antidoto contro l’ansia è rappresentato dunque dalla qualità dei pensieri che da negativi dovrebbero tramutarsi in positivi, così da arrestare, pare,  l’atrofia in alcune aree del cervello.

Grazie a questo studio viene posto nuovamente l’accento sull’importanza delle relazioni. Ovunque, al lavoro, con amici, con parenti e familiari siamo in relazione. Relazioni che condizionano  la nostra mente, in positivo  ma anche in negativo.

Vivere relazioni soddisfacenti, rispetto a quelle sgradevoli, deludenti o fonte di malessere e di ansia ha ripercussioni sul nostro essere.

Noi non siamo solo corpo, né solo mente.

Noi siamo un tutto integrato. Tutto ha degli effetti su di noi. Esserne consapevoli è un passo avanti per intraprendere la via dello stare bene con se stessi ed anche con gli altri.

 

Barbara Camilli